Impronta carbonica della logistica: come misurare e ridurre le emissioni delle consegne

In breve

  • Normativa più stringente : la CSRD impone alle grandi imprese il reporting delle emissioni Scope 3 dal 2025, e il CountEmissionsEU armonizza il metodo di calcolo per i trasporti secondo la norma ISO 14083.
  • Scope 3 dominante : le emissioni indirette (trasporto, distribuzione) rappresentano circa il 75 % delle emissioni totali di un’impresa — la logistica è al centro della questione.
  • Ottimizzazione dei percorsi : leva numero uno, con una riduzione dal 15 al 25 % delle emissioni di CO2 e fino al 20 % di risparmio sul carburante.
  • Caricamento non ottimale : il tasso medio di riempimento dei camion è appena del 57 %, e il 18 % dei chilometri viene percorso a vuoto.
  • Vantaggio competitivo : le imprese che strutturano in anticipo il reporting sulle emissioni ottengono un vantaggio nelle gare d’appalto.

Introduzione

L’impronta carbonica della logistica non è più un indicatore secondario in un rapporto di sostenibilità — è diventata un criterio operativo e commerciale. Il trasporto rappresenta circa un quarto delle emissioni di gas serra in Europa e resta, secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, uno dei settori più difficili da decarbonizzare.

Lo scenario cambia nel 2025-2026. Con l’entrata in vigore della CSRD e l’accordo sul CountEmissionsEU, le imprese non possono più limitarsi a stimare le proprie emissioni — devono misurarle, rendicontarle e ridurle secondo metodi armonizzati.

Per gli operatori del trasporto e delle consegne, la domanda non è più perché decarbonizzare, ma come — concretamente, con gli strumenti disponibili.

1. Il quadro normativo: cosa cambia nel 2025-2026

CSRD e Scope 3: la logistica sotto i riflettori

Da gennaio 2025, la direttiva CSRD impone alle grandi imprese europee un reporting dettagliato delle emissioni — compreso lo Scope 3, che copre le emissioni indirette della catena del valore. Ora, lo Scope 3 rappresenta in media il 75 % delle emissioni totali di un’impresa. Il trasporto e la distribuzione (categorie 4 e 9 del GHG Protocol) ne costituiscono una parte rilevante.

In pratica: se siete un trasportatore o un operatore logistico, i vostri clienti soggetti alla CSRD vi chiederanno dati sulle emissioni affidabili e verificabili. Non è più facoltativo.

CountEmissionsEU: un metodo unico per i trasporti

L’accordo politico sul CountEmissionsEU stabilisce un metodo di calcolo armonizzato a livello europeo, basato sulla norma ISO 14083:2023. L’approccio è well-to-wheel (dal pozzo alla ruota), copre tutte le modalità di trasporto e privilegia i dati primari.

La pubblicazione delle emissioni resta volontaria — ma se un’impresa sceglie o è tenuta a comunicarle, deve seguire questo quadro. La Commissione europea prevede uno strumento di calcolo gratuito, adattato alle PMI.

2. Misurare l’impronta carbonica delle consegne

Prima di ridurre, bisogna misurare. Esistono tre approcci:

  • Fuel-based : calcolo basato sul consumo reale di carburante — il più preciso, ma esigente in termini di dati.
  • Activity-based : calcolo basato sulla distanza percorsa, sul peso trasportato e su fattori di emissione standard — più accessibile, meno granulare.
  • Ibrido : dati reali dove disponibili, fattori standard per il resto — il compromesso più pragmatico.

La norma ISO 14083 fornisce il quadro di riferimento: perimetro well-to-wheel, fattori di emissione per modalità di trasporto e possibilità di utilizzare banche dati riconosciute quando mancano i dati primari.

La sfida principale resta la qualità dei dati, soprattutto in contesti con più fornitori di trasporto. Quando si lavora con cinque subappaltatori, ottenere dati di consumo affidabili per ogni tratta è un’impresa ardua. È qui che gli strumenti integrati nei TMS (Transport Management Systems) fanno davvero la differenza.

3. Le leve concrete per ridurre le emissioni di CO2 delle consegne

Ottimizzazione dei percorsi: la leva numero uno

È la leva più immediata e più misurabile. Secondo NextBillion.ai, l’ottimizzazione dei percorsi riduce in media le emissioni di CO2 dal 15 al 25 %, con fino al 20 % di risparmio sul carburante.

Il principio è semplice: meno chilometri percorsi = meno carburante consumato = meno CO2 emesso. Ma i vantaggi vanno oltre il chilometraggio — un algoritmo di ottimizzazione riduce anche le deviazioni, i tempi di attesa e le consegne fallite, tutte fonti di emissioni invisibili.

Soluzioni come OCTAVE-ENGINE rendono questa ottimizzazione accessibile alle PMI e alle medie imprese: i vostri punti di consegna, i vincoli orari e le capacità dei veicoli entrano nell’algoritmo, e ne escono piani di percorso ottimali — in pochi secondi. E ogni chilometro risparmiato è un dato verificabile per il vostro reporting sulle emissioni.

Ogni chilometro inutile è un chilometro di CO2 emesso per nulla — e un chilometro che dovrà figurare nel vostro prossimo rapporto CSRD.

Ottimizzazione del carico

Il problema è enorme e sottovalutato. Secondo ToolsGroup, il tasso medio di riempimento dei camion è di appena il 57 % della capacità sulle tratte cariche, e il 18 % dei chilometri viene percorso completamente a vuoto.

Ottimizzare il carico — combinando gli ordini, condividendo i viaggi di ritorno e adeguando le dimensioni dei veicoli — può avere un impatto considerevole. Un caso documentato mostra l’eliminazione di 9 000 camion all’anno, pari a 60 000 tonnellate di CO2 evitate.

Elettrificazione delle flotte

Nella distribuzione urbana, l’elettrificazione avanza rapidamente. I costi operativi dei veicoli elettrici sono dal 20 al 50 % inferiori rispetto ai modelli a combustione nell’uso urbano. Amazon, con oltre 35 000 furgoni Rivian operativi, registra una riduzione del 50 % delle emissioni di gas serra rispetto al diesel.

Ma attenzione: un veicolo elettrico con percorsi mal pianificati spreca autonomia inutilmente. L’ottimizzazione dei percorsi è ancora più critica con una flotta elettrica, dove ogni chilometro in più pesa direttamente sulla capacità residua delle batterie.

Trasferimento modale: dalla strada alla ferrovia

Il trasporto ferroviario emette l’80 % in meno di CO2 per tonnellata-chilometro rispetto al trasporto su strada. Per le tratte a lunga distanza (oltre 700 km), il trasferimento modale verso la ferrovia è una leva potente — anche se la quota del ferroviario in Europa rappresenta ancora solo il 18 % del trasporto merci, contro il 72 % della strada.

4. Dalla misurazione al vantaggio competitivo

La CSRD è un obbligo — ma è anche un’opportunità strategica. Le imprese che strutturano il proprio reporting sulle emissioni prima delle scadenze ottengono un vantaggio tangibile:

  • Gare d’appalto : i committenti soggetti alla CSRD esigono sempre più trasparenza sulle emissioni dai propri fornitori di trasporto. Poter fornire dati affidabili diventa un criterio di selezione.
  • Differenziazione commerciale : a parità di servizio, il trasportatore che documenta e riduce le proprie emissioni ha un argomento di peso.
  • Circolo virtuoso : ogni percorso ottimizzato genera contemporaneamente un risparmio sui costi e un dato verificabile sulle emissioni — lo stesso investimento serve sia alla performance operativa sia al reporting di sostenibilità.

L’ottimizzazione dei percorsi non è solo uno strumento di produttività — è uno strumento di conformità e di competitività.

Conclusione

L’impronta carbonica della logistica è passata dall’ambito della sostenibilità volontaria a quello dell’obbligo normativo e del vantaggio competitivo. Il quadro è definito (CSRD, CountEmissionsEU, ISO 14083), gli strumenti esistono e le leve sono state individuate.

Il punto di partenza più concreto e immediato resta l’ottimizzazione dei percorsi: è la leva che produce i risultati più rapidi, che non richiede investimenti pesanti in infrastrutture e che genera dati direttamente utilizzabili per il reporting sulle emissioni.

Misurare, ottimizzare, rendicontare — è il circolo virtuoso della decarbonizzazione logistica.


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